Giappone: un’avventura degna del miglior “Indiana Jones”

Difficile!!! Trovo che l’aggettivo, a metà strada fra controverso e stimolante, sia il più azzeccato per raccontare la esperienza di un viaggio in Giappone, che impone attente riflessioni. Sicuramente arrivare impreparati/allo sbaraglio può compromettere il reale fascino di questa nazione dai molteplici risvolti.

Sicuramente complesso nella sua immediata comprensione, può risultare spesso disorientante al momento dell’arrivo soprattutto quando ci si cimenta col suo articolato sistema di trasporti. Sgomberando il campo da equivoci siamo in un Paese dalla visione/tradizione opposta alla nostra dove, mai come in un caso come questo, una ampia documentazione prima e larghe vedute turistiche aiutano a capire e di conseguenza a comportarsi davanti alle situazioni. L’impatto, dopo un lungo volo, è violento ed oggettivamente complicato; vuoi la stanchezza e vuoi il fuso orario, ma non bisogna lasciarsi travolgere dagli eventi giudicando frettolosamente.

“Arigato Masai Mas” (più o meno significa grazie tante), una frase che sentirete una infinità di volte, una faccia sempre sorridente  e due mani congiunte! IL Giappone ti si presenta in questa modo, figlio di una visione  orgogliosa del proprio essere tramandata dalla dottrina Samurai ieri e dalla figura dello Imperatore oggi, capo indiscusso materialmente e mentalmente del Paese. Paradossalmente Tokyo, la capitale di un paese leader nella tecnologia e nel futuro, ti spalanca una porta che si apre allo improvviso e ti catapulta dove non avresti mai immaginato!! Ti aspetti una città futuristica – ultramoderna? Sbagliato! Ti si prospetta una città divisa in tanti quartieri, autentiche città nella città, ognuno dei quali con una sua caratteristica ben distinta e una sua impronta cittadina particolare: l’antica Asakusa dove svetta il più vecchio tempio buddista della città, l’elegante Ginza col suo quartiere dello shopping di lusso, la eccentrica Harajuku, la caotica Shibuya dove troviamo l’imponente attraversamento pedonale più grande al mondo. Più in particolare sono soprattutto godibili le strade dove brulicano locali tipici per tutti i gusti, e le “tipicità giapponesi” che ti aiutano a capire “dove siamo capitati”:  i neko/cafè dove si mangia una fetta di torta accanto a colonie di gatti puliti e vaccinati, i maid cafè dove verrete serviti da cameriere con abiti in stile vittoriano fino  ai Abbey Road Tokyo dove potete bere immersi nel mondo Beatles (proprietà di Yoko Ono ex moglie di John Lennon) per finire ai più eclatanti Shibuya Sky ovvero una scenografica terrazza panoramica posta in cima ad uno degli edifici più monstre della città, lo Shibuya Scramble square; senza dimenticare la vivace Akihabara ovvero lo scintillante mondo dei Manga, un fenomeno tutto Giapponese.

In sintesi una città da vivere, grazie anche alla più imponente estesa ed efficiente rete di trasporto pubblico al mondo, dove magari non c’è la reale essenza del Giappone ma che comunque e’ d’obbligo per introdursi e capire una cultura ed uno stile profondamente diverso dai nostri.

Istruzioni per l’uso: E’ utile sapere che: starnutire o soffiarsi il naso in pubblico viene considerato un gesto di cattiva educazione. Per strada  il cellulare è in modalità silenziosa, non si parla a voce alta e il rispetto della fila per qualsiasi cosa è sacro. Visitando i tanti Santuari può anche essere utile sapere che, entrando, si fanno le abluzioni: ci si sciacqua la bocca e le mani con un mestolo e una fontanella che si trova allo ingresso. Sulle tavolette di legno, allo ingresso di quelli shintoisti, solitamente si scrivono dei messaggi o ringraziamenti rivolti agli Dei. Ignorare queste cose suona come una mancanza di rispetto. Vi risulterà difficile trovare da cenare, se non accontentadovi di uno dei supermarket aperti h24, dopo le 20.15 di sera anche se sulla porta del locale trovate scritto tutt’altro orario.

Quelle descritte, unitamente a diverse altre circostanze più attinenti al viaggio, potrebbero marcare una linea sulla stessa corretta organizzazione di un viaggio si affascinante ma da analizzare tappa per tappa.

Lasciata Tokyo, alla ricerca del vero Giappone, lo scenario cambia d’improvviso grazie al mezzo di trasporto principe del Sol Levante: il Treno. L’organizzazione base e la puntualità proverbiale dei Treni giapponesi non è una diceria, è un qualcosa che viene sottolineato in ogni stazione che incontrerete dove il “traffico umano” e quello ”lavorativo” sono un preciso “must” che fa sembrare “Milano all’ora di punta” uno “zuccherino”!!

Una ad una località “di nicchia”, senza dubbio meno turistiche ma caratteristiche di un volto più vero del Paese nipponico , si susseguono come in una cartolina.

Dopo Tokyo ecco stagliarsi all’orizzonte l’imponenza e lo splendore del monte Fuji (coi suoi 3776 mt), ammirato e tanto venerato dai giapponesi,  visibile dalla posizione preferenziale di Hakone (rinomato centro termale) nella regione “dei 5 laghi”. Possibile, per i più ardimentosi, il trekking ma lo spettacolo della traversata del lago in galeone, con la figura del Monte che mano a mano che ci s’avvicina giganteggia davanti a noi è comunque notevole.

Takayama spicca subito per i suoi caratteristici viottoli stretti . dove i tipici negozi di artigianato che animano questa cittadina dal sapore antico ne costituiscono la “spina dorsale”; di mattina merita una passeggiata il colorato mercato di Asa-Ichi con visita alle antiche distillerie artigianali di Sake (tipica bevanda giapponese).

Una sciccheria da non perdere: gli Onsen. Parliamo di rilassanti fonti termali (**attenzione: rigorosa la divisione uomo/donna salvo rare eccezioni) di acqua calda che sgorga dal sottosuolo, ricca di minerali e proprietà benefiche. Fare Onsen, per i giapponesi, rappresenta un vero e proprio rituale rigenerante; ce ne sono diversi in Giappone, alcuni incastonati in veri e propri paesaggi da cartolina che rendono ancora più accattivante la esperienza.

Dopo Takayama, sulle Alpi Giapponesi, d’obbligo è la tappa a Shirakawago (patrimonio mondiale Unesco) paesino noto per le sue tipiche case dal tetto spiovente (gemellato con Alberobello) in paglia progettate nel XVII secolo con lo scopo di resistere alle forti nevicate, lasciando però ampi spazi nel sottotetto da adibire alla coltivazione dei bachi da seta. Un salto indietro nel tempo per apprezzare un Giappone semplice fatto di risaie e sakè.

Proseguendo, e seguendo una sorta di filo/logico/storico, arriva Kanazawa dove il Distretto Nagamachi ci parla della figura antica dei Samurai e del loro influsso sulla cultura giapponese. Notevole il Kenrokuen Garden, considerato fra i più bei Giardini che il Giappone può offrire; ma nota particolare  l’Higashi-distretto area molto antica dove sorgevano e sorgono in parte tuttora  numerose case da the ove si esibiscono le geishe. Assistere ad uno spettacolo di una geisha, incarnazione della bellezza e dell’arte giapponese che indossando variopinti kimono incanta con gesti eleganti e precisi esibendosi in danze tradizionali, nel canto o semplicemente versando del the è un qualcosa di molto suggestivo. Una figura che seduce, che parla di un Giappone antico e suggestivo,  e che lascia lo spettatore a interrogarsi su di un passato nient’affatto folkloristico ma dai significati ben precisi e profondi.

Se il Giappone tradizionale tratteggia un qualcosa di magico, molteplici sfaccettature figlie di usi e costumi che il tempo non ha minimamente scalfito e anzi preservato, arrivando a Hiroshima il panorama si capovolge totalmente e l’impatto è decisamente forte; prima però è d’obbligo visitare l’isola di Miyajima. Patrimonio dell’umanità Unesco, questo splendido scorcio nipponico raggiungibile con comodo traghetto si presenta attraverso la figura imponente del portale “Torii” che ne domina l’ingresso; una figura suggestiva che nelle fasi di alta marea sembra galleggiare sull’acqua dando luogo a un effetto scenico notevole. Passeggiando per le strade di questa ridente isola una visita è d’obbligo al Santuario di Itsukushima, costruito nel 593, e dedicato agli Dei che proteggono la popolazione dalle calamità marine e dalle guerre; qui vivono ca 2mila abitanti, vive anche una nutrita colonia di Cervi, considerati animali sacri e messaggeri degli Dei quindi intoccabili. Miyajima attira il turismo grazie alle sue meraviglie architettoniche e naturali, non disdegnando la cucina; ostriche ed il gustosissimo Mohiji Manjyu (una specie di caramella di pasta di fagioli dolci) ne sono infatti ulteriore attrattiva, senza dimenticare il Monte Misen (535mt altezza) che nelle giornate chiare regala una vista mozzafiato sulla baia e sulla città di Hiroshima.

Di ritorno sulla terraferma, la visita al Memoriale della Pace trasforma lo scenario suggestivo in qualcosa di molto più crudo, e le immagini sono davvero forti. Il punto zero, ovvero il punto esatto di impatto della prima bomba atomica (ribattezzata dagli americani “little boy”),  per poi proseguire con la visione della “Cupola” (una sorta di “Ground Zero” della Bomba Atomica) ovvero lo scheletro dell’unico edificio rimasto in piedi dopo l’esplosione. La visione di questo scheletro di cemento rende ogni parola/commento assolutamente inutile e fuorviante, lasciando ben poco spazio alla immaginazione!!! Poco più in là accanto al monumento eretto agli studenti (i primi a prodigarsi nei soccorsi, ed anche i primi a rimanere contagiati dalle radiazioni) caduti, campeggia la scultura eretta in memoria di Sadako Sasaki. Bambina di 12 anni morta di leucemia, consequenziale alle radiazioni, e vera e propria icona della bomba atomica soprannominata  “la bambina dei 1000 origami a forma di gru”. La leggenda dice che chi riesce a piegare 1000 gru di carta ha diritto ad esprimere un desiderio, purtroppo la bambina morì prima di aver completato l’opera e per questa ragione ai piedi del monumento vengono lasciati dai ragazzi, origami per aiutare Sadako a completare l’opera. Un altro segnale del “solco profondo” (forse maggiore degli stessi danni materiali) lasciato dalla bomba sono le bottiglie d’acqua disseminate un po’ ovunque all’interno del Parco, un’offerta verso coloro che poco dopo lo scoppio vagavano per la città distrutta alla ricerca appunto di acqua. Nel mezzo del Memoriale campeggia poi “l’A-Bomb-Dome” una costruzione, dichiarata Patrimonio Unesco nel 1996, di forma vagamente ellitica sotto la quale si trova “il Cenotafio”, una grossa pietra di forma triangolare nella quale sono scritti nomi e cognomi delle vittime; ogni 06 agosto alle 08.15 la città si ferma in un silenzio quasi spettrale, vengono deposti fiori alla base dei monumenti disseminati e in una solenne cerimonia vengono letti ad uno ad uno i nomi e cognomi dei caduti; una scritta campeggia “che tutte le anime qui riposino in pace, perché questo errore non s’abbia più a ripetersi”, un monito purtroppo rimasto oggi largamente e tristemente inascoltato!!

Più in là il museo della bomba atomica spiega in maniera sin troppo cruda gli effetti di questo disastro sulle persone; come era Hiroshima e come l’ha lasciata “Little Boy”.

Un orologio con un enorme pendolo è visibile all’ingresso. Due cronometri ne scandiscono il tempo: “questo è il tempo trascorso dal lancio della prima bomba atomica” , questo è il tempo trascorso dall’ultimo esperimento nucleare”…una visione che non può lasciare indifferenti e che vale buona parte del “peso turistico” di questo viaggio. Hiroshima oggi è rifiorita (sede tra l’altro di un importante polo automobilistico nipponico) e, se da un lato ci ricorda tristi avvenimenti, dall’altro funge da ideale anello di congiunzione con Kyoto, ovvero l’anima più autentica del Giappone. “La capitale dell’Ovest” è forse il punto turistico più alto del nostro viaggio nel Sol Levante.

Considerata ancora oggi la culla della tradizione giapponese più antica ed autentica Kyoto incanta sotto tanti punti di vista. Come non visitare il tempio shintoista di Fushimi Inari(Dio del riso e dell’agricoltura) Taisha, situato su di un monte a 233 mt e caratterizzato da un lungo sentiero di Torii (ca 10mila)  tutti oggetto di donazioni (con date e firme impressi sul fianco) da parte di aziende o privati cittadini; oppure come non specchiarsi nel “silenzio animato” della Pagoda d’Oro o Kinkaku-Ji, un laghetto disegnato in mezzo al verde con l’imponente figura a specchiarsi sull’acqua grazie anche al giallo sfavillante della stessa costruzione.

Suggestivo il quartiere Gion, ove ancora oggi troviamo le Geishe, cesellato su vicoli lastricati illuminati dalla tenue luce delle lanterne; ma da non perdere il Tempio buddista di Sanjusangendo dove la sala principale lunga 120 metri ospita 1001 statue di Kannon , la dea della misericordia, che circondano la statua principale alta ca 3,5 mt. “La città dai mille templi” proprio per il suo alto valore culturale venne risparmiata dalla bomba atomica, scelta poi caduta su Hiroshima, e ancora oggi attrae molti turisti alla ricerca  delle molteplici sfaccettature di quest’area sicuramente fra le più accattivanti del Giappone.

Dalla collina di Arashiyama si passeggia attraverso la foresta di Bambù dove il vento, percuotendo gli alti fusti, provoca il rumore caratteristico fino ad arrivare al tempio Ryoanij che ingloba  uno dei giardini di roccia e sabbia più belli del Giappone.

Culmine, ad un’ora ca di treno da Kyoto, la visita di Nara (dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco) che fu anche capitale nipponica.

Suggestivo il Tempio Todaiji o tempio del Grande Buddha, struttura di impatto notevole nonché la più imponente costruita in legno al mondo, nota anche per l’enorme statua bronzea di Buddha conservata al suo interno. L’accesso al tempio avviene attraverso il famoso parco della città invaso da numerosi esemplari di cervi abituati alla presenza dell’uomo e vera “attrazione locale”.

Proseguendo poi si raggiunge il Santuario Kasuga, o santuario dalle mille lanterne, luogo di suggestive cerimonie religiose durante l’anno.  Kyoto fa capire quanto orgoglioso e inscalfibile sia l’ego giapponese, e soprattutto con quanta “gelosia” gli stessi giapponesi la proteggano; il passaggio successivo verso Osaka, ultima tappa del viaggio, dal sapore totalmente diverso più moderno e irrituale appare “quasi oltraggioso”. Osaka, anima commerciale nipponica, dominata dall’imponente e antico castello, vero emblema della città,  chiude un’esperienza dai toni molto forti in maniera del tutto informale. Vita serale allegra e divertente,  buona cucina e lunghe vie irte di negozi di ogni genere nel tipico quartiere di Umeda fanno di questa megalopoli una “anomalia giapponese” quasi più occidentale; il quartiere di Datombori è certamente il più caratteristico illuminato a giorno da scintillanti e articolate insegne al neon dove senz’altro il Takoyaki (polpette di granchio ndr) è lo street food preferito da assaggiare.

A Osaka si conclude una esperienza lunga (percorsi ca 14 Km al giorno per 11gg totali), da vivere e “incasellare” con grande attenzione e soprattutto voglia di calarsi in un mondo del tutto diverso dal nostro. Vien da dire che se l’Australia è “Down Under” allora il Giappone potrebbe essere “World reverse”; un mondo a rovescio con principi ben radicati di un proprio senso logico; ma chi ha ragione sulla propria visione della vita odierna? La difesa ossessiva e orgogliosa delle proprie radici storico/culturali del Giappone portano noi occidentali a vacillare verso uno stile di vita oggi troppo frenetico/logorante….chissà!! Oggettivamente il Giappone non ha stagionalità per essere visitato, ma senza dubbio l’Hanami ovvero la fioritura dei ciliegi durante il quale il Giappone si veste a festa con colori bianchi e sfumature di rosa ne aumentano a dismisura il fascino accattivante facendovi ammirare ogni cosa sotto una luce ben diversa, così come  durante l’autunno si assiste al “foliage” dove le foglie degli alberi assumono colorazioni forti che depositandosi a terra formano strati variopinti e suggestivi che decorano Templi e viali stessi. In questo senso occorre premunirsi del volato aereo con larghissimo anticipo (almeno 8 mesi prima), del Japan Rail Pass imprescindibile per gli spostamenti interni,  e capire attraverso tutte le notizie disponibili, ivi compresa la consulenza di chi ha visto coi propri occhi “che tipo di Giappone vogliamo vedere e soprattutto come lo vogliamo visitare, tratto fondamentale per apprezzarne i profondi significati e bellezze”. Per scrivere queste recensione, speriamo esauriente, io stesso ho dovuto spulciare fra appunti e ricerche scoprendo che forse nel mio stesso giro supposto completo mancava qualcos’altro di parimenti suggestivo, un effetto “wow” da lasciare a bocca aperta. L’assistere ad un matsuri, ovvero ad una delle feste giapponesi (shintoiste) che segnano i vari cambiamenti del clima; feste allegoriche  e coinvolgenti da non perdere; così come partecipare ad una cerimonia del The oppure visitare l’altro sito tristemente famoso: Nagasaki  fino a spingersi alla estrema scoperta di Okinawa per non tacere dell’atmosfera naturale e molto suggestiva di Kyushu.

Tutte situazioni  e agglomerati dalla propria identità caratteristica che avrebbero comunque meritato un attento “occhio turistico” arricchendo una esperienza già unica. Tutto questo sottolinea la particolarità del Giappone, e l’attenzione capillare nell’operare le scelte di un viaggio unico (e non solo per la distanza) dai toni forti e avvolgenti, minimamente non paragonabile ad altre esperienze per quanto esista una “unità di misura dei viaggi”.

Il Giappone può piacere o non piacere, resta il fatto che un giudizio frettoloso impedisce di vivere appieno una esperienza unica nel suo genere. Vogliamo chiamarlo “il viaggio della vita”? Come tale va costruito, pianificato e interpretato perché i ricordi vanno comunque sottolineati nel miglior modo possibile!!

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