Una partita di basket americano
“come entrare in un altro mondo, ed uscirne dalla porta principale”
Lo sport è un linguaggio universale; l’effetto scenico davanti alla spettacolarità di una prestazione è quasi automatico. Gli eventi sportivi sono spesso la ciliegina sulla torta di ogni esperienza, ma una partita di basket americano ha colori, sapori e emozioni del tutto differenti tali da lasciarti ricordi indelebili!
“Ma io non conosco le regole del gioco , come può piacermi?”
A volte la linearità del gioco passa in secondo piano davanti alla spettacolarità dello evento, e quindi il gesto sportivo dello atleta viene sottolineato da un boato dell’intero palazzo anche senza capirne la tattica del gesto. Quello che succede a contorno della gara poi è una autentica sorpresa, assoggettando lo evento a qualcosa di più di una semplice partita di pallacanestro.
Il signore con la canotta n.23 gialla si chiama Lebron James, ha 40 anni suonati e corre imperterrito su e giù per il parquet quasi come se “la carta di identità fosse uno spiacevole dettaglio” , ed è una delle stelle del firmamento cestistico americano ancora capace di fare numeri in serie come quello del filmato qui a fianco……provate voi ad essere lì ad un passo e vedere quest’uomo librarsi in volo da ca 8mt fronte canestro e schiacciare con due difensori quasi aggrappati alle braccia.
L’effetto è garantito!!! Questa è la pallacanestro americana, più spettacolare e meno tattica di quella europea. Ho assistito poi a Los Angeles – Boston, il top delle partite (una sorta di Inter-Milan da noi per intenderci) tra le due squadre più titolate della lega. Una super sorpresa di chi ha a cuore la tua felicità e “sa dove colpire affettivamente e moralmente”.
All’esterno le statue a ricordo dei campioni che hanno fatto la storia della franchigia; all’interno un’arena stracolma, un’atmosfera coinvolgente col pubblico che sottolinea ogni gesto atletico dei propri beniamini, e adeguatamente mescolato che tifa senza isterismi per l’una o per l’altro; per certi versi una profonda lezione per noi europei che non perdiamo occasione per snaturare certi spettacoli nel nome di follie/isterismi mascherati da tifo!!!
La Crypto.com Arena di Los Angeles, casa dei conclamati Lakers, una delle franchigie più vincenti della lega americana. Un’autentica astronave, circondata da pannelli giganti su cui viene proiettato di tutto, che ti porta in una atmosfera del tutto nuova e avvenieristica. La statua di Kareem Abdul Jabbar, col suo mitico “gancio cielo”, ti guarda imponente; più in là Joe Bryant, indimenticato campione scomparso tragicamente e vicino Earvin Magic Johnson perfettamente raffigurato col suo sorriso ammaliante; e tu sei lì a chiedere “un pizzicotto” per capire dove sei stato catapultato. Circa 20mila persone che premono per vedere la squadra figlia degli eroi del decennio precedente, ora raffigurati dalle loro canotte numerate e ritirate (nessuno può più indossare quel numero) che campeggiano dal soffitto assieme agli stendardi dei titoli che la franchigia ha vinto (17 anelli di campione NBA). Un turbinio di luci psichedeliche accompagnate dalla musica di un DJ fanno da preludio allo ingresso della squadra gialloviola di casa che sfila in fila indiana con davanti il suo capitano e accompagnata dal boato del palazzo. Entrano gli avversari, gli odiati rivali della costa Est. Fra i fischi e i buu del palazzo i Boston Celtics occupano la loro fetta di campo. E’ il momento!! E sulle note di un fantastico violoncellista stride nel silenzio del palazzo l’inno nazionale americano.
Tutti in piedi con le due squadre schierate l’una davanti all’altra tutti con la mano sul cuore. Il maxischermo gigante davanti agli occhi ti immerge ancor di più nella partita, cui per certi versi ti sembra quasi di parteciparvi. Nelle interruzioni vengono inquadrati gli spettatori in canotta gialla Lakers, vestiti anche stravaganti ma coinvolti nella festa generale, e il più “originale” alla fine vincerà pure un premio. Le due squadre se le danno di santa ragione, e la lotta sotto i tabelloni è decisamente cruenta figlia dell’odio sportivo fra le due franchigie. La squadra di casa corre e Boston , forse complice una partita giocata giusto 24 ore prima in casa dell’altra squadra di Los Angeles, sembra non avere sufficiente benzina per frapporsi al ritmo scatenato dei gialloviola angelini. Le stelle dei Lakers prendono in mano la partita, ed una serie di giocate spettacolari infiammano l’arena scavando un divario che non solo i numeri facevano sembrare evidente. Con Boston aggrappata alla partita, e alla ricerca del suo eroe di serata Los Angeles chiama Time-out (sospensione del tempo) e il coach disegna sulla lavagna lo schema per arginare il tentativo di rimonta dei neroverdi ospiti , e nel contempo prima le famose cheerleaders dei Lakers allietano il pubblico coi loro balletti poi il violoncellista iniziale offre un’altra breve performance . Nel parterre, in piedi, le celebrità di Hollywood in una sorta di passerella ad applaudire (Ben Affleck – Robert de Niro – Jack Nickolson ed altri) e a sospingere assieme ai tifosi una squadra capace di ribadire di lì a poco la sua determinazione a vincere la partita; le violente accelerazioni delle scatenate guardie angeline chiudono la gara provocando il solco decisivo al risultato finale (117-96). E’ una festa!! Con qualsiasi altra squadra si può perdere ma non contro gli odiati nemici della costa Est seppelliti sotto un fardello di 21 punti. Applausi per tutti e grandi cori ; un titolo che manca da Los Angeles da troppi anni ma forse questa sera la squadra della decade, gli eroi oggi assoggettati a semplici statue hanno trovato i loro degni successori.
In un tripudio ordinato l’arena si svuota. “Magic is back” strilla un tifoso, alludendo alla superpartita della guardia titolare di Los Angeles Austin Reaves che ha ricordato a molti, con le sue acrobazie, i numeri strappa applausi del grande Earvin Johnson. Tutti ridono e i commenti in nitido slang americano si sprecano. Fuori la sua statua sembra ridere beata nella penombra della sera di Los Angeles; che abbia sentito anche lui la magia di questa grande serata dei “figli di hollywood”?, oppure che confermi la tesi del tifoso?













